Affitto con Riscatto e Rent to Buy

Il mercato immobiliare italiano sta boccheggiando, colpa delle crisi e di mutui concessi con estrema parsimonia da banche sempre più in difficoltà. Sono soprattutto i giovani, precari e disoccupati, oppure con stipendi molto bassi, ad avere problemi per l’acquisto della loro prima casa. Ecco, allora, che si sviluppano forme alternative di acquisto.

Affitto con riscatto

La formula di acquisto con riscatto ricorda, per molti aspetti, quella del leasing. Sostanzialmente l’acquirente e il venditore sottoscrivono contemporaneamente sia il contratto di locazione, con un canone superiore a quello di mercato, sia un contratto di opzione col quale l’inquilino, in un futuro, potrà acquistare la casa ad una certa scadenza e ad un prezzo stabilito.
L’affitto avrà una durata pari o simile a quella del mutuo che si dovrebbe accendere in caso di acquisto immediato dell’immobile. In sostanza il venditore tiene “impegnato” l’immobile a disposizione dell’inquilino che poi si impegna ad acquistarlo pagando un riscatto.
Questo metodo di compravendita è utilizzato soprattutto dalle imprese di costruzione che, spesso, soprattutto a causa della crisi, si ritrovano con “stock” di immobili invenduti da smaltire.
Ovviamente chi acquista è agevolato perché non deve chiedere un mutuo alla banca, col rischio di insolvenza.
I rischi, però, ci sono sia per il venditore che per l’acquirente. Se il primo, infatti, potrebbe incorrere in gravi problemi in caso di fallimento dell’impresa costruttrice, il venditore stesso non ha alcuna certezza di aver venduto l’immobile fino alla stesura di regolare contratto e successivo rogito. Per ulteriori dettagli è possibile vedere questa guida sull’affitto con riscatto su Nelportafoglio.com.

Rent to buy

Una formula simile all’affitto con riscatto è il cosiddetto rent to buy. Sostanzialmente si tratta di una modalità di compravendita immobiliare in cui l’inquilino, nonché futuro proprietario, oltre alla quota mensile di affitto versa, al momento dell’accordo, un acconto di circa il 6% del prezzo totale dell’immobile. Il canone versato ogni mese dal locatario, quindi, viene considerato solo per metà come locazione, mentre per l’alta metà viene accantonato e, sommato alla quota di acconto iniziale, andrà scalato sul prezzo concordato.
Al momento del rogito l’acquirente dovrà saldare poi con un mutuo liberamente scelto.
Il maggior vantaggio di questa formula per il compratore è quello di garantirsi un prezzo bloccato sull’immobile e di crearsi, grazie agli acconti versati, uno “storico creditizio” che accrescerà la sua credibilità nei confronti dell’istituto di credito che erogherà il mutuo.

Il tradizionale mutuo

Sono ancora molti, però, gli italiani che per acquistare casa chiedono un mutuo tradizionale. Accedere a questa forma di finanziamento, però, è sempre più difficile per gli italiani. Secondo un’inchiesta del settimanale Panorama solo il 5% delle richieste presentate presso le banche vengono effettivamente accolte. Queste difficoltà sicuramente scoraggiano i potenziali acquirenti di immobili.
Secondo un’indagine recentemente effettuata, però, ci sono alcuni professionisti agevolati al momento della richiesta di un finanziamento ad un istituto di credito. I quadri e i funzionari, infatti, si posizionano al primo posto tra coloro a cui vengono concessi i mutui con un 14% di richieste accolte. Di seguito vengono gli insegnati col10,7% seguiti dai medici e dai pensionati, rispettivamente col 7,6% e il 7,7%. Molto al di sotto della media ci sono gli operai, col 3,5% di domande accolte e somme erogate molto basse, poco sopra ai centomila euro.